
In questi giorni di attenzione al vertice FAO di Roma, è impossibile non pensare anche agli effetti che il surriscaldamento globale sta provocando all’interno della comunità mondiale.
Carenze d’acqua e desertificazione, unite al divario sempre maggiore tra Paesi ricchi e poveri, evidenziano possibili scenari di drammatiche migrazioni di popolazioni, insieme ai conflitti scatenati per l’appropriazione dell’acqua e di altre risorse naturali. A questi si aggiungono problemi legati alla salute soprattutto per le nazioni più vulnerabili, in termini di mancato accesso ad acqua pulita e alla carenza dei raccolti, insufficienti a garantire condizioni di vita stabili e sicure. Si pensa che nel corso del ventunesimo secolo le perdite d’acqua dai ghiacciai subiranno un’accelerazione tale da ridurre la disponibilità d’acqua e il potenziale idrico, fondamentale per le regioni circostanti le più grandi catene montuose (Hindu-Kush, Himalaya, Ande) dove vive più di un sesto della popolazione mondiale. In Africa, tra 75 e 250 milioni di persone saranno esposte da qui al 2020 a drastiche diminuzioni d’acqua; di conseguenza, la produzione agricola rischia di essere ridotta del 50%, contribuendo a compromettere duramente l’accesso al cibo per molti Paesi africani.
E’ questo lo scenario dipinto dal fisico Filippo Giorgi, unico scienziato italiano presente nell’esecutivo del Comitato Intergovernativo per i Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite (quello di Al Gore per capirsi) che ha vinto il Premio Nobel per la Pace nel 2007 .
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