Con Paolo sulla via di Damasco

29 Giugno 2008 at 11:55 am (Religione, Storia) (, , , )

Ossequioso osservatore della Legge ebraica. E persecutore accanito dei cristiani. Sembrerebbe questo il ritratto di San Paolo di Tarso. Ma lo abbiamo privato dell’evento più importante, quello che ha radicalmente cambiato la sua vita e di conseguenza quella dell’intera comunità cristiana: la chiamata del Signore. Che avviene, come per ciascuno di noi, in momenti e luoghi inaspettati, travolgendo come un fulmine a ciel sereno. Così anche per Paolo, che viene colpito da un fascio di luce dal cielo e, disarmato, cade da cavallo nel viaggio che l’avrebbe portato a Damasco per arrestare i cristiani fuggiti da Gerusalemme. In quel preciso momento la sua coscienza è scossa alle fondamenta: “Saulo, Saulo, perchè mi perseguiti?” chiede il Signore, attivando in Paolo la radicale conversione. Infatti è un quesito che arriva ad accecare l’uomo vecchio e a far nascere l’uomo nuovo, che d’ora in avanti sarà l’Apostolo delle Genti.

Ed eccolo, allora, il vero Paolo: un uomo dall’estremo coraggio, uno scrittore indefesso e geniale, con indescrivibile carisma, che non conosce mezze misure, dedicando tutto se stesso alla scoperta fede in Cristo. Paragonabile alla grinta propria di ogni giovane quando si appassiona a qualcosa: si sente trascinato, trascorre le ore dedicandosi corpo e anima alla sua passione, con entusiasmo contagioso e inesauribile. E’ l’effetto di un amore grande, che tocca le corde più profonde dell’anima.

E questo è l’uomo a cui il Signore ha affidato una tra le missioni a mio avviso più grandi di tutta la storia del cristianesimo: svincolare l’annuncio cristiano dalla matrice giudaica in cui era sorto, trasformandolo in annuncio di salvezza per tutti, senza distinzione tra ebrei o pagani. Senza di lui il cristianesimo sarebbe probabilmente rimasto una sètta tra le tante che nascevano al tempo come reazione al formalismo e alla legalità del giudaismo. Paolo rappresenta l’opera di universalizzazione del messaggio cristiano, diverso dall’ebraismo perchè libero dai limiti nazionali – il popolo eletto d’Israele – entro cui quest’ultimo dominava. E’ una vera e propria rivoluzione per il tempo in cui è avvenuta, concentrata in due parole cardine della vita cristiana: uguaglianza e fratellanza. Senza confini di lingua o nazione o tribù.

Un messaggio che, a duemila anni dalla nascita dell’Apostolo delle Genti, torna dirompente con tutta la sua attualità nell’Anno Paolino apertosi ieri. Un messaggio da conoscere e comprendere in tutta la sua profondità storico-religiosa seguendo il grande esempio di Paolo, che parla a chiare lettere con la sua vita e i suoi scritti. Scritti che, nonostante la bimillenaria stesura, non potranno mai diventare lettera morta perchè raccontano un percorso di vita dinamico, fatto di convinzioni, scelte, cambiamenti radicali, passioni e rinascite. Come quello che tocca a ciascun individuo, in ogni epoca storica. Questa la consapevolezza con cui lasciarsi avvolgere dal fascino storico della vicenda e – per chi lo sente – dalla forza di una fede libera e universale in un Dio che ama senza confini.

Vita di San Paolo

Nella foto: Conversione di San Paolo, realizzato nel 1601 da Caravaggio. E’ conservato nella Cappella Cerasi della chiesa di Santa Maria del Popolo a Roma.

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