Aspettando Natale

Le immagini della rissa tra monaci di diverse confessioni nella Basilica del Santo Sepolcro scorrono ancora davanti agli occhi di tutto il mondo. Proprio là, dove secondo la tradizione è stato sepolto Gesù Cristo, la violenza continua a riemergere come antica rivalsa mai spenta. Una divisione tanto dolorosa quanto reale.
Spostando lo sguardo sull’Italia degli ultimi mesi, altre sono le immagini sconvolgenti di divisione che attraversa la società. Basti pensare agli scontri tra studenti universitari in piazza Navona: nessuno ha potuto evitare la vista di fumogeni, sedie scagliate
contro il presunto nemico, bastoni che picchiavano senza tregua. Una manifestazione finita come ogni altra guerra: senza un senso. Un’altra divisione, lacerante ma reale.
E che dire dei fatti che nei telegiornali non trovano spazio, perchè non fanno notizia, ma sono più reali che mai. Come la persecuzione cristiana in India perpetrata da parte dei fondamentalisti indù, o ancora le tragedie umanitarie in atto nelle regioni africane del Congo e del Darfur. La guerra civile sta straziando il popolo congolese, in balia del gioco violento di fazioni che mettono a repentaglio la vita di una nazione intera per il possesso delle vastissime ricchezze minerarie del Congo. Nel Darfur, gli scontri antichi tra la minoranza araba e la maggioranza nera hanno provocato oltre 500.000 morti in soli tre anni.
Di conflitti e divisioni è pieno il mondo, ma anche la nostra quotidianità. Basti pensare a tutte le liti che si vivono in famiglia, o i rancori serbati a lungo tra vicini di casa o tra amici in seguito ad uno screzio mai chiarito.
Davanti a tutte queste realtà, sembra non ci possa essere Natale. O almeno, non ci può essere se prima di tutto non viene chiarito il significato che ciascuno di noi conferisce a questa parola.
Proviamo a togliere, per prima cosa, tutta la polvere con cui è stato coperto. Una polvere fatta di esubero di luminarie, corsa sfrenata ai regali, ansia da pranzo di Natale (cosa preparo? cosa offro? ne avrò abbastanza?), comparsa di Babbi Natale in ogni angolo della casa e ora anche fuori, stile ladro che s’intrufola in casa dal balcone…
Certamente un’atmosfera magica non guasta, soprattutto per la gioia dei più piccoli. Ma a loro per primi non basta vivere nelle favole, hanno bisogno della realtà e vogliono capirla (l’età dei “mille perchè”, in fondo, arriva molto presto, no?). Quindi è essenziale sapere che Natale non è una favola. Ma è reale. E coincide con la nascita di Gesù, che ogni anno da oltre due milleni viene in mezzo a noi: un bambino in fasce che, con la forza della sua fragilità, ci indica la via dell’amore. E, per chi crede e dunque si sente parte del corpo di Cristo (come scrive San Paolo nella prima lettera ai Corinzi, cap. 12), questo amore è l’unica via in grado di risolvere i conflitti e le divisioni grandi o piccole presenti nel mondo e nelle nostre case.
Certo, si dirà, non possiamo fare miracoli o salvare il mondo dai mali che lo affliggono, ma ciascuno, in quanto parte dell’unico corpo di Gesù, può fare un gesto positivo, che sembrerà piccolo o invisibile agli occhi delle persone, ma che porta benefici enormi al corpo inteso come come l’umanità intera. Come dice San Paolo, “non tutti hanno il dono di fare miracoli, di compiere guarigioni, di parlare in lingue sconosciute o di saperle interpretare. Cercate di avere i doni migliori”.
Siamo noi, con le qualità uniche ed irripetibili che ci sono state donate, a rendere concreta questa via dell’amore, attraverso il nostro atteggiamento quotidiano verso gli altri. Consapevoli di questo, avremo riscoperto cosa vuol dire Natale e saremo felici di trasmetterlo agli altri. Bambini compresi.
Giuseppe ha detto,
12 Dicembre 2008 a 3:30 pm
ciao
Giuseppe ha detto,
12 Dicembre 2008 a 5:25 pm
Il primo commento è stato un errore.
Questo è il mio pensiero.
Carissima Laura,
accolgo in pieno e con immensa gioia tutte le tue sollecitudini.
Abbiamo bisogno di favole anche noi grandi come ne hanno bisogno i bambini, ma certe realtà storiche e continuamente vive non possiamo mai trasformarle in fiabe.
Il Natale è, tra le realtà storiche, quella che più di tutte tocca le fibre più profonde dell’animo umano perché ci ripresenta continuamente il Mistero allo stesso tempo visibile e invisibile dell’ Amore. Quale Amore più grande può esserci di Quello di un Dio che, Immenso e Imperscrutabile, diventa piccolo e impotente per entrare nella storia dell’uomo che di fronte a Dio non potrebbe neanche volgere lo sguardo.
Natale non può non essere che SOLO AMORE concreto e vitale.
Solo chi ama e chi è amato può comprenderne il significato.
Chi non ama può permettere solo a se stesso di considerarlo in svariati altri modi che saranno sempre non veri o del tutto relativi.
Una sfida a chi è Uomo e Donna: AMA e capirai Dio e l’ uomo e, contemporaneamente, CAPIRAI il NATALE.
Grazie Laura del tuo scritto che ci aiuta a riflettere e BUON NATALE a chi tenterà di vivere così e a chi non ha ancora il coraggio di farlo
L’ AMORE è per tutti
ciao
GIONATA ha detto,
13 Dicembre 2008 a 4:41 pm
Grazie di cuore Laura per le tue parole e grazie a Giuseppe per quello che ha scritto.
Per me siete e siete stati gli esempi più lampanti e forti del grande Amore di Dio, si sente la sua presenza viva nelle vostre parole, nei vostri gesti, nelle vostre vite e lo trasmettete nelle persone che vi stanno accanto.
Una frase mi è rimasta nel cuore: ”Un bambino in fasce che, con la forza della sua fragilità, ci indica la via dell’amore”. Sono parole bellissime che trasmettono appieno il significato profondo del Natale per noi cristiani.
Viviamo questo Natale con cuore sereno e ringraziamo il Signore per l’immenso dono che ci ha dato di poter aiutare gli altri nei gesti più semplici di tutti i giorni, infondendo la nostra vitalità, la nostra felicità, perché in fondo ognuno di noi è un essere speciale e unico e può trasmettere tanto al suo prossimo.
Purtroppo non sempre è qualcosa di bello perché come si vede nella realtà di tutti i giorni, sembra più facile fare del male, offendere, odiare il nostro prossimo.
Ma ricordiamoci che nel nostro piccolo possiamo fare molto per gli altri.
Basta pensare ad un bimbo in fasce. Apparentemente cosa può fare di così grande una creaturina così piccina, indifesa? Ma appena sul suo volto si accende un sorriso o dalla sua bocca esce il più piccolo pianto, ecco che il mondo si ferma per ascoltarlo, perché anche in un gesto così semplice c’è tantissima gioia.
Sarà proprio questo il miracolo che ognuno di noi potrà compiere.
Accogliamo con gioia la nascita di Gesù e viviamo il Natale in uno spirito di Amore!
Un abbraccio forte e un buon natale a tutti!
aristocitone ha detto,
18 Gennaio 2009 a 11:43 pm
Carissimi tutti…
scrivo purtroppo molto più in la del natale!
Mi hanno colpito le vostre parole..sia in senso positivo che negativo…Inanzitutto…credo sia impossibile da parte dell’uomo porsi nella condizione di cosa significa veramente credere e amare qualcosa che non può vedere e sentire..Io posso amare me stess la mia famiglia, ciò che mi circonda..la vita che ho..che sento che mi fa fare sacrifici e avolte fa male…ma so che ci sono persone intorno a me che mi aiutano…mi sostengo…cosa invece posso pensare di un’entità astratta….
un bambino è la cosa più bella che ci possa essere…ricordo che nel mio paese il parroco ci diceva durante la messa che in realtà noik abbiamo un fratello in pi+ nella nostra famiglia che ci ama ci sostiene..ma io non senso questo…perchè?? chi lo sente ha qualcosa in più di me..?? semplicemente vedo molto dolore nel mondo..e niente che lo ferma..e allora questa entità dove si trova..?? lascia lìuomo in balia della sua malvagità…ma allora chi sbaglia in realtà??
Laugio ha detto,
19 Gennaio 2009 a 9:23 am
Ad Aristocitone…le tue domande sono legittime e capitano spesso…a mio avviso, la visione non è quella di dividere nettamente tra il guardare e amare questa vita e, separatamente, il pensare ad un’entità astratta.
Mentre tu ami la tua famiglia, ciò che ti circonda, la vita, pur costandoti dei sacrifici, ami quel Bambino e contribuisci ad alleviare, nel piccolo della tua realtà, il dolore che vedi nel mondo aiutando gli altri. Quindi “l’entità”, come tu la chiami, è tutt’altro che astratta, incarnandosi anzi nella nostra realtà e chiamandoci al coraggio di amare, concretamente al massimo!
Quindi non è questione di stabilire chi sbaglia o meno; quando Gesù è sceso in mezzo agli uomini, la società non era perfetta, ma viveva già nella cattiveria: guerre, schiavitù, odio, divisioni…Il dono del libero arbitrio, prezioso dono che Dio aveva fatto all’uomo, era stato colto dagli uomini per previcare l’uno sull’altro, quindi Gesù in un atto d’amore si carica di tutto il male compiuto dall’umanità per scendere in mezzo ad essa e, umiliandosi morendo in croce, salvarla. Un immenso, infinito atto d’amore. In questo gesto di amore incondizionato, fatto anche per me, per te, dovresti sentire quel “sostegno” di cui parlavi…..
Come lui, anche noi oggi viviamo in un mondo di conflitto, ma attraverso la Sua esperienza ci chiama ad essere, pur con mille imperfezioni, suoi discepoli, facendo il bene nella realtà in cui ciascuno di noi si trova. Come Lui ha amato dove noi viviamo, in questo tempo.