Malcesine, ecco la nuova palestra
Svecchiata e più sicura. Sabato 8 novembre è stata inaugurata la palestra della scuola media di Malcesine, dopo i lavori di ristrutturazione che l’avevano costretta alla chiusura sei mesi fa.
«Credo che per i genitori sia importante sapere che i loro figli frequentano strutture sicure – ha esordito l’assessore ai servizi sociali di Malcesine, Livio Concini – l’amministrazione desidera ringraziare chi ha permesso di raggiungere questo traguardo, in primis la Regione Veneto, che ha stanziato 100mila euro di finanziamenti». Un ringraziamento che si è esteso alla direzione dei lavori per la rapidità di svolgimento dell’opera e per non aver creato disagi alla scuola. «Una palestra che, oltre ad essere della scuola, è utilizzata anche da società sportive e non – ha puntualizzato Gigliola Gabos, il dirigente scolastico – e quindi da questo rinnovo non può che trarre benefici in termini di promozione della salute, per ragazzi ma anche per adulti».
Un tema, quello della salute, che è stato proposto durante l’inaugurazione con un accento particolare sul problema della dipendenza da alcol e droghe. «Recenti ricerche condotte a livello europeo offrono dati sconcertanti, indici di quanto la piaga della dipendenza s’insinui a partire dall’età di 11 anni – ha spiegato il presidente dell’Acat Baldo-Garda, Elena Tommasi – per questo è importante educare i giovani su tali rischi e fare prevenzione già dalla scuola media».
La presenza dei sindaci delle due comunità di Malcesine e Brenzone e degli assessori competenti in materia di istruzione e politiche giovanili ha infine dato l’occasione per presentare alcuni progetti legati al riavvicinamento alla politica da parte dei giovani. «La scuola media è impegnata in un progetto che si realizzerà sui tre anni, durante i quali saranno approfondite di volta in volta le istituzioni del Comune, della Regione e dell’Europa – ha evidenziato il dirigente scolastico -. Sarà questo un modo per far capire ai ragazzi che le istituzioni, collegandosi tra loro, lavorano per il bene di tutti ed è quindi doveroso sentirle vicine». Una cerimonia conclusasi con la benedizione e l’augurio del parroco don Giuseppe Suman, seguito dal canto dell’inno nazionale interpretato dai ragazzi della scuola media.
Tra le associazioni locali e i numerosi enti che hanno partecipato all’inaugurazione, la Funivia, l’Associazione Albergatori, l’istituzione di promozione turistica Malcesine Più e la neonata Consulta giovanile comunale.
Obama e il cambiamento
Dall’articolo di L.Caracciolo su Limes – mensile di Geopolitica:
La straordinaria vittoria di Barack Obama non cambia il mondo. Cambia la possibilità di cambiarlo. Il primo presidente nero degli Stati Uniti d’America non è stato solo eletto a grande maggioranza dal suo popolo, è stato virtualmente plebiscitato da gran parte del pianeta. La doppia legittimazione, domestica e globale, di un leader assai consapevole di sè e del proprio ruolo storico, redistribuisce le carte del gioco geopolitico su scala mondiale. E’ ancora presto per stabilire come. Ma certamente tutti i potenti del mondo, amici o avversari dell’America, stanno ricalibrando il proprio modo di approcciarsi alla principale potenza. Probabilmente la realtà abbasserà le aspettative che l’America e il mondo ripongono in Barack Obama. Dopo la notte della poesia ci saranno molti anni di prosa. Ci saranno, tra l’altro, ancora 77 giorni di Bush, nei quali può succedere di tutto con un’America con due presidenti, cioé nessuno.Il vincolo maggiore per il neopresidente degli Stati Uniti è lo schiacciante debito nazionale, che viaggia oltre i 10,6 trilioni di dollari. Un macigno che costringerà il “principe della speranza” ad accrescere ulteriormente lo stock di debito onde finanziare almeno parte dei progetti infrastrutturali e sociali necessari a mitigare gli effetti della recessione e ad avviare una moderata redistribuzione del reddito.
Il debito nazionale peserà anche sull’azione internazionale della nuova America. Obama sarà costretto a chiedere a tutti, ma in particolare agli “amici e alleati”, più soldi e più soldati per sostenere la leadership americana nelle guerre e nelle aree di crisi. Cominciando con l’Afghanistan, dove probabilmente Obama proverà a trasferire la “strategia Petraeus”, chiedendo però che all’aumento dei soldati contribuiscano questa volta anche gli europei.
Il 20 gennaio, quando Obama prenderà finalmente possesso della sua carica, non ci sarà più tempo per promesse e discorsi. Il nuovo presidente dovrà subito dimostrare al paese e al mondo di saper essere all’altezza della propria immagine. Molto dipenderà dalla sua squadra, cui in queste ore tutti (compresi molti repubblicani) ambiscono a partecipare.
In ogni caso, dopo Obama comincia un’altra, inedita pagina della storia americana. Se sarà anche un’altra pagina della storia mondiale non dipenderà solo dal leader appena plebiscitato, ma anche da noi.
Noi, sì. Che dobbiamo continuare ad avere il sogno, quel sogno di vera democrazia di parlava Martin Luther King alla sua nazione. Questo sogno:
And so even though we face the difficulties of today and tomorrow, I still have a dream.
It is a dream deeply rooted in the American dream.
I have a dream that one day every valley shall be exalted, and every hill and mountain shall be made low, the rough places will be made plain, and the crooked places will be made straight; “and the glory of the Lord shall be revealed and all flesh shall see it together.”
I have a dream that one day this nation will rise up and live out the true meaning of its creed: “We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal.”
I have a dream that one day on the red hills of Georgia, the sons of former slaves and the sons of former slave owners will be able to sit down together at the table of brotherhood.
I have a dream that one day even the state of Mississippi, a state sweltering with the heat of injustice, sweltering with the heat of oppression, will be transformed into an oasis of freedom and justice.
I have a dream that my four little children will one day live in a nation where they will not be judged by the color of their skin but by the content of their character.
I have a dream today!
I have a dream that one day, down in Alabama, with its vicious racists, with its governor having his lips dripping with the words of “interposition” and “nullification” — one day right there in Alabama little black boys and black girls will be able to join hands with little white boys and white girls as sisters and brothers.
I have a dream today!
Un po’ di Malcesine a Fatima
Em Fatima rezei por ti: a Fatima ho pregato per te. Questo il messaggio dei pellegrini al ritorno dal santuario centro della spiritualità mariana. A vivere personalmente l’esperienza della genuinità con cui si manifesta l’amore alla Madonna un gruppo di 55 persone proveniente dalla parrocchia di Malcesine e Cassone, che dal 20 al 23 ottobre ha intrapreso un cammino spirituale per incontrare Gesù attraverso Maria.
Un viaggio che, pur nella sua brevità, ha permesso ai pellegrini accompagnati da don Giuseppe Suman di approfondire le vicende legate alle apparizioni della Madonna a tre giovani pastorelli cresciuti nei dintorni di Fatima (Aljustrel), in un agglomerato di case conservatosi come allora tra le rocce e i boschi di leccio ed ulivo.
Nel 1917 il Portogallo, come il resto d’Europa, stava attraversando l’orrore della prima guerra mondiale; in questo contesto sono giunti i messaggi della Madonna – di esortazione alla preghiera e alla conversione – che Lucia, Jacinta e Francisco hanno incarnato nella loro vita. Il 13 maggio di quell’anno è avvenuta la prima delle sei apparizioni alla Cova d’Iria, vasta radura a forma di anfiteatro che oggi ospita il cuore del santuario di Fatima con la Cappella della Apparizioni.
Nella Capelinha, infatti, è collocata la piccola statua bianca della Madonna, centro del raccoglimento e della preghiera per i numerosi pellegrini – circa 4 milioni ogni anno – che vi arrivano, a piedi o in ginocchio, dall’alto del piazzale. Un cammino arricchito dalla Via Crucis nella zona di Aljustrel e dalla visita alla chiesa parrocchiale di Fatima, dove i tre pastorelli hanno ricevuto il battesimo.
Per il gruppo di Malcesine e Cassone il pellegrinaggio si è completato con la visita alle vicine località lusitane di maggiore interesse culturale:
a cominciare dalla capitale Lisbona, con la Cattedrale che custodisce le reliquie
di San Vincenzo patro
no della città, la vicina Chiesa di Sant’Antonio con la sua casa natale, il Monastero di Jeronimos e la torre di Belem;
Tomar, con il Castello dei Templari e il Convento dei Cavalieri di Cristo;
Batalha, con il Convento reale di Santa Maria della Vittoria dedicato alla Vergine
patrona del Portogallo;
Alcobaça, con il monastero di Santa Maria fondato da San Bernardo nel 1151;
e infine Nazarè, villaggio di pescatori racchiuso in un suggestivo golfo
dell’Oceano Atlantico.


