G8 sul Garda: sarà vero?

20 Luglio 2008 at 12:35 pm (Locale) (, )

Isola della Maddalena, Sardegna. Doveva essere questa la sede del G8 2009. Ma i ritardi nei lavori in vista dell’evento mondiale hanno fatto subito pensare ad un’alternativa. E così ecco spuntare la carta magica dal cilindro della Comunità del Garda, che in veste del suo presidente Aventino Frau ha candidato il Garda come “papabile” ad accogliere il prossimo raduno degli otto “grandi” (così li chiamano…). Staremo a vedere quanto c’è di vero in tutto questo. Una cosa è certa: nessuno sospetta dell’ottima capacità ricettiva della riviera gardesana, ben rodata da questo punto di vista; qualche dubbio invece sorge spontaneo da parte di chi sul lago ci vive stabilmente. Nessuno nega il grosso ritorno d’immagine di cui il bacino del Garda potrebbe giovarsi da un evento internazionale come questo, ma la gente non dimentica gli strascichi ideologici nelle loro manifestazioni estreme e violente che hanno già sconvolto il Paese durante il G8 di Genova. E in un momento come qullo attuale, in cui le persone chiedono a gran voce garanzie di sicurezza, questa manifestazione non sarà a mio avviso accolta positivamente. O perlomeno, non da chi sul lago ci vive e lavora.

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La maratona del Garda fa il bis

20 Luglio 2008 at 11:46 am (Locale) (, )

Già aperte le iscrizioni per la seconda edizione della gara internazionale

Lo scorso anno sono stati i numeri a parlare chiaro: duemila gli iscritti per un totale di ventotto nazioni rappresentate. Un successo inaspettato per la prima edizione di un evento sportivo in linea con le nuove forme assunte dalla promozione turistica nel mercato internazionale odierno. Stiamo parlando della International Lake Garda Marathon, che torna ad un anno di distanza per accendere la passione sportiva di residenti e turisti nell’Alto Garda.

Sarà identico alla prima edizione il tracciato sul quale si sfideranno gli atleti il prossimo 28 settembre: lo “start” da Limone, seguito dal transito attraverso i comuni di Riva del Garda, Arco e Torbole, per giungere poi a Malcesine, meta d’arrivo, dopo un percorso lungo circa 42 chilometri regolamentari. Con due piccole novità: il passaggio nel cuore cittadino di Arco e l’istituzione di un premio per il “mezzo percorso”, volto a mettere in risalto il ruolo e la presenza del territorio trentino. Il montepremi previsto per il primo classificato consiste in una somma di 3mila euro per la categoria maschile e di 1600 euro per quella femminile.

Tra le conferme, la collaborazione con l’azienda Navigarda che assicurerà agli atleti il trasporto puntuale e gratuito tra le due sponde del lago coinvolte nella manifestazione. Altrettanto gratuiti saranno gli ingressi alle principali attrazioni offerte dal sistema territoriale gardesano. Il comitato organizzatore dell’ASD Lake Garda Marathon, guidato da Stefano Chelodi e sostenuto da amministrazioni ed enti di promozione turistica locali, è inoltre al lavoro per individuare uno spettacolo musicale serale, nello sforzo di favorire una permanenza prolungata degli atleti stranieri, che nella scorsa manifestazione sono giunti sul Garda accompagnati in media da due amici o familiari. Tutti elementi orientati all’obiettivo centrale dell’evento, che oltre allo sport punta alla promozione del bacino gardesano e delle sue opportunità uniche tra lago e montagna. Proprio per suggellare la valenza interregionale dell’iniziativa, il comitato d’onore sarà presieduto dal presidente della Comunità del Garda, Aventino Frau.

LZ – pubblicato su “Verona Fedele” del 20 luglio 2008

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Federica e la banalità del male

13 Luglio 2008 at 2:03 pm (Cronaca) ()

Il male è banale.

Hannah Arendt lo disse nel 1963, intitolando così il resoconto del processo Eichmann, criminale nazista addetto all’organizzazione dei trasferimenti degli ebrei verso i campi di sterminio durante la seconda guerra mondiale. Assistendo al racconto delle atrocità raccontate con estrema naturalezza da quel funzionario del Reich, emerge la spaventosa “normalità” entro cui egli ha agito mandando a morte migliaia di innocenti, “rispettando le leggi e gli ordini” della burocrazia. E  si comprende come questa normalità sia più terribile di qualsiasi atrocità, perchè implica – come fu detto e ripetuto a Norimberga – che questo nuovo tipo di criminale commette i suoi crimini in circostanze che quasi gli impediscono di accorgersi o di sentire che agisce male.

Possiamo dire lo stesso per Victor, il tremendo carnefice della  bella e giovanissima ragazza padovana brutalmente assassinata a Llorett de Mar? Forse sì. Ascolto impietrita i resoconti dei giornalisti, che ricostruiscono la sua confessione dopo la tentata fuga: “Ero strafatto, lei mi ha rifiutato e io ho reagito”. Una stridente, sconvolgente, superba normalità in quelle parole. Come scansare una mosca che infastidisce più del dovuto. Una fredda consapevolezza che lascia tanti interrogativi. Tra tutti, uno che grida dentro chiedendosi: quale umanità emerge da tutto ciò? Quale pietà, quale rispetto per la vita, quale divertimento, quale amicizia, se a comandare le azioni è l’ottenebramento della coscienza con un mix di droga e alcol? Ma purtroppo l’unica risposta è una morte. Banale. E’ un agire che non contempla il pensiero autonomo e indipendente, è un agire superficiale e incapace di aggrapparsi alla razionalità cosciente. E’ un agire nell’abisso della banalità.

Hannah Arendt individua solo nel processo del pensare la potenzialità di attivare nell’uomo la condizione per stabilire un dialogo con se stesso e permettergli di deliberare un giudizio autonomo sugli eventi e così impedirgli di eccedere nel male. E’ il pensiero, infatti, che ci distingue dagli animali, dalle bestie, il cui agire è puro istinto. Che ci apre gli orizzonti, che ci guida. Evitando il peso di un male assurdo che brucia per la grande superficialità con cui si esprime irrompendo nella nostra normalità.

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Inquinamento? Il rimedio dalle piante

6 Luglio 2008 at 12:14 pm (Ambiente) ()

A Verona il punto della ricerca scientifica sulla “natura che aiuta l’ambiente” 

Ripuliscono ciò che l’uomo inquina senza danneggiare né l’ambiente né il portafoglio. Stiamo parlando di piante capaci di assorbire dai terreni le sostanze nocive derivanti da attività agro-industriali. Un rimedio all’inquinamento che, oltre ad essere del tutto naturale, grazie alla ricerca scientifica potrebbe assumere un ruolo decisivo nell’ambito di soluzioni ambientali eco-sostenibili. Di questo si è parlato nel corso del convegno europeo che nelle scorse settimane ha riunito all’Università di Verona i membri del COST 859, un network composto da studiosi e ricercatori di ventinove Paesi dell’Unione Europea e coordinatore di progetti di ricerca nel campo della phytoremediation (da phyto, pianta, e remedium, soluzione).

Piante che “puliscono”.

Al centro del convegno i risultati ottenuti dallo studio dei geni e delle proteine coinvolte nel processo di assorbimento ed eliminazione di elementi inquinanti – pesticidi ed erbicidi, composti farmaceutici e residui industriali – da parte di organismi vegetali non adatti all’alimentazione (detto fitoestrazione). «Un processo in cui le protagoniste sono piante cresciute in terreni particolarmente ricchi di metalli pesanti (ad esempio le zone minerarie) sviluppando in modo naturale la caratteristica all’iper-accumulazione, che consente loro di tollerare sostanze tossiche nei propri tessuti» spiega la prof.ssa Antonella Furini, docente di Genetica Agraria all’Università di Verona e organizzatrice del workshop. Due le possibili modalità con cui avviene la bonifica: «Dopo l’immagazzinamento dei residui nocivi nelle foglie, le piante vengono rimosse dai terreni, oppure viene attuato un meccanismo interno alla pianta stessa per il quale essa agisce da “spugna” nei confronti dell’atmosfera, dove il materiale viene rilasciato solo dopo essere stato adeguatamente filtrato».

Ricerca e applicazioni.

Durante il convegno, il gruppo di ricerca del Laboratorio di Genetica Molecolare e Vegetale dell’ateneo veronese coordinato dalla prof.ssa Furini ha presentato i risultati di uno studio condotto in laboratorio sulla capacità di assorbimento dei metalli pesanti da parte di una specie vegetale iper-accumulante (l’Arabidopsis Halleri) e dei microrganismi presenti nel suolo a contatto con le radici. «Abbiamo focalizzato la nostra attenzione – chiarisce Giovanni Dal Corso, giovane ricercatore dell’ateneo scaligero -  sui geni che conferiscono alle piante la capacità di accumulare metalli pesanti come il cadmio e lo zinco, oltre ad ottenere risultati che confermano l’influenza positiva dei batteri presenti nel suolo sul processo di fitoestrazione delle piante, avendo loro stessi capacità di degradazione di molecole tossiche».

Se in Italia la sperimentazione di queste piante è esclusivamente legata ai laboratori di ricerca, negli Stati Uniti la “fitobonifica” è praticata in ampie aree ed affidata a specie quali il pioppo, capace di assorbire selenio e mercurio. Un’altra applicazione è data dagli impianti in coltura liquida, nei quali le piante vengono coltivate in vasche contenenti acque contaminate, contribuendo alla loro depurazione e re-immissione nel circuito idrico. Risultati notevoli sono stati raggiunti anche in Danimarca con la senape indiana, pianta erbacea in grado di accumulare nei propri tessuti il paracetamolo; e ancora in Repubblica Ceca per quanto concerne la rimozione di sostanze farmaceutiche dalle acque ad opera di alcuni tipi di alghe.

Vantaggi e prospettive.

Soluzione pulita, poco costosa e assolutamente non dannosa per l’ambiente: la phytoremediation è tutto questo. «I vantaggi si riscontrano subito nell’applicabilità di questa tecnica su larga scala, molto più semplice se confrontata con le alternative di bonifica come la rimozione di interi suoli» evidenzia la prof.ssa Furini. Che aggiunge: « I costi di rimozione delle piante usate per la fitobonifica possono essere ammortizzati impiegando le piante per la produzione di biogas e di energia negli impianti di termovalorizzazione, o ancora, nel caso del pioppo, per la produzione di carta».

Una tecnica naturale ed assolutamente eco-compatibile, dunque, che ci proietta in un futuro in cui un controllo dell’inquinamento senza aggressioni all’equilibrio  naturale potrebbe diventare realtà. Ma non mancano le note negative: «Più che di svantaggi, sarebbe corretto parlare di limitazioni» sottolinea la prof.ssa Furini. «Le piante iper-accumulanti hanno infatti piccole dimensioni, questo non permette loro di assorbire grandi quantità di sostanze. Per intensificare l’operazione di bonifica dei terreni mediante fitoestrazione sarebbe dunque utile trasferire le potenzialità genetiche delle piante-modello in piante con biomassa superiore. I nostri studi andranno proprio in questa direzione, per ottenere la massima resa in termini di riduzione dell’inquinamento».

LZ – pubblicato su “Verona Fedele” del 6 giugno 2008

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Betancourt, la forza di una donna

3 Luglio 2008 at 8:25 pm (Esteri) (, , )

“Primero do gracias a Dios y a la Virgen por este momento tan bello”.

Queste le prime parole di Ingrid Betancourt dopo la sua liberazione. Parole struggenti che mi hanno sconvolto l’anima per la toccante profondità del loro contenuto espresso in una forma apparentemente semplice, genuina.

Una donna certamente tenace, che ha respirato fin da giovane l’aria della politica con le esperienze istituzionali dei genitori – il padre un ex-ministro all’educazione e la madre ex-senatrice. Donna dalle idee chiare, che è giunta alla fondazione di un partito – Partido Verde Oxigeno, di centro-sinistra – con il quale desiderava lottare contro la piaga colombiana della corruzione e del narcotraffico.

Ma, nel preciso momento del rapimento nel febbraio 2002  per opera delle Farc – Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia da 40 anni in lotta col governo di Bogotà – soprattutto madre di due figli, che rivedrà solo dopo sei anni. Cresciuti, forti, sani: un’esplosione di gioia per gli occhi di una madre costretta a una lontananza forzata da quelli che lei stessa ha definito “mi luz, mis estrellas”. E’ in quel momento di trasparente gioia che il ringraziamento più grande si scioglie in un dolce pensiero a Dio, Padre e Figlio, e alla Vergine Madre. Una donna straziata dalle sofferenze di una lunga prigionia che tuttavia si offre in una staordinaria serenità, come pervasa da un Amore più grande di qualsiasi guerriglia o rancore. “Abbiamo dovuto superare tanti momenti terribili. Ma quando sull’elicottero ho visto che il comandante che per tanto tempo ci ha costretto a subire molte umiliazioni era prigioniero, non ho provato gioia: ho provato solo pena per lui”.

Un esempio di umanità, di profonda gratitudine; emblema di una Bontà superiore che accarezza in modo del tutto inatteso ma travolgente facendo luce anche dove sembra impossibile vedere anche solo un piccolo spiraglio.

Una donna, dicevamo, combattiva. E insieme una mamma piena d’amore per i suoi figli. Ed ora, anche una persona ritrovata. Rinnovata nello spirito. La vediamo sugli schermi abbracciare la madre, inginocchiarsi con lei e baciare un rosario di legno grezzo. E la forza di questo fermo immagine non può non scuoterci dentro.

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