Errori alla maturità? I più grossi vengono dal Ministero
Da L’Arena di oggi, mercoledì 25 giugno 2008 nazionale pag. 7:
Fanno più danno i fannulloni contro cui il ministro Brunetta ha lanciato una sacrosanta crociata, di cui però siamo ansiosi di conoscere gli esiti, o gli incompetenti e i somari che lavorando, e proprio perché lavorano, combinano tanti e tali disastri che sarebbe molto meglio se non lavorassero? Bella domanda che ci viene suggerita dai recenti sfondoni di cui si sono resi protagonisti i funzionari del ministero dell’Istruzione incaricati di elaborare le tracce per l’esame di maturità.
Non è una novità che i cervelloni del ministero sbaglino le tracce dei temi d’esame (ai nostri tempi si chiamavamo semplicemente «temi» e quindi ci inchiniamo di fronte all’evoluzione del linguaggio della burocrazia didattica): ogni anno c’è qualcosa che non va, tanto che i commissari d’esame (i più bravi perché anche tra i commissari si trovano dei somari), una volta aperte le buste e lette le tracce, si chiedono che razza di scuole abbiano frequentato gli ispettori ministeriali che le hanno partorite, se effettivamente abbiano frequentato qualche scuola o abbiano falsificato le carte, se siano stati assunti per concorso o per clientelismo politico, se infine, assumendoli, si sia depauperato un settore fondamentale dell’economia nazionale come quello dell’agricoltura, privandolo di utili braccia.
Sono domande che ci poniamo anche noi e che si e è posta anche la giovane ministra dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, la «ministrina», che con mossa decisa ma anche un pochino demagogica (lo vogliamo o no dare un segnale che l’Italia sta cambiando?) ha licenziato la capa del brain trust che non solo ha scambiato per una donna il ballerino cui era dedicata la poesia di Montale, «Ripenso il tuo sorriso», ma che nella versione di greco ha saltato una parola essenziale per la comprensione del testo e che ha infarcito la traccia di inglese (presa pari pari da Internet) di errori di grammatica di cui neanche un redivivo Totò sarebbe capace.
Immaginiamo che opinione si saranno fatti dello stato maggiore della scuola (e quindi della scuola in genere) soprattutto i maturandi che per la prova di italiano hanno scelto la poesia di Montale. Li immaginiamo anche curvi sui banchi mentre paragonavano arditamente la «donna» di Montale, non a Nureyev come sarebbe stato corretto, ma alla Beatrice di Dante, alla Laura del Petrarca, alla Fiammetta del Boccaccio e magari alla Lesbia di Catullo. Che avrebbero potuto fare, povere anime? La traccia faceva esplicita menzione del «ruolo salvifico e consolatorio svolto dalla figura femminile» non dai ballerini. Qualcuno di loro, forse a conoscenza che il sorriso della donna di Montale altro non era che quello del compagno di scuola del poeta che si librava sulle punte dei piedi, avrà pensato che, dati i tempi che corrono, tra uomo è donna non c’è differenza, e avrà svolto il tema in questo senso. Qualcun altro avrà pensato che il ballerino, di cui è noto anche il nome, Boris Kniaseff, avesse cambiato sesso grazie a quegli interventi radicali che allora si facevano solo a Casablanca e si sarà dilungato nella descrizione (non richiesta) dei viali di palme impolverate della città marocchina.
Adesso non resta che sperare che le commissioni siano clementi. Che si mettano una mano sul cuore e promuovano il maturando depistato, ma boccino con ignominia le zucche vuote del ministero che, facendo più danno dei fannulloni perseguiti da Brunetta, dovrebbero essere costretti all’ozio retribuito e comprensivo di ferie (teniamo presente che questo è il Paese dei diritti acquisiti). E il discorso non vale solo per il ministero dell’Istruzione e per gli altri ministeri meno esposti al giudizio popolare, ma per gran parte degli uffici pubblici che se non lavorassero sarebbe meglio e le cose in Italia comincerebbero forse a funzionare.