Manifestare? Una professione…

3 Giugno 2008 at 6:42 pm (Cronaca) ()

Scusate se vi ripropongo autori già presentati poco tempo fa…ma i temi e le argomentazioni non sono male…ancora lo “Specchio Italiano“, ancora Silvino Gonzato, oggi sui manifestanti di professione…

Domenica tra gli abitanti di Chiaiano che manifestavano contro l’apertura della nuova discarica voluta dal governo per liberare il quartiere napoletano dalle montagne di immondizia che lo stanno soffocando, c’erano anche i «no global» e i «disobbedienti» di Casarini che del movimento internazionale sono una variante italiana. Manifestare è un diritto. Diventa un dovere quando non ci sono altre vie per far valere le proprie ragioni. La protesta pacifica (quella violenta è un crimine quasi sempre impunito) è la risposta della piazza alle soperchierie, vere o come tali percepite, del Potere, e un efficace mezzo, permesso solo in democrazia, per cercare di contrastare misure che si ritengano ingiuste e dannose.
A buon diritto gli abitanti di Chiaiano non vogliono la discarica sotto casa e manifestano perché sia trasferita sotto casa di altri che, a loro volta, a buon diritto, scendendo in piazza, cercheranno di sbolognarla ad altri ancora. Ma che c’entravano domenica con Chiaiano i «no global» e i «disobbedienti», tutta gente che viene da altre città con altri problemi (il veneziano Casarini ha quello dell’acqua alta) e che con le angosce degli abitanti di quel quartiere non hanno niente da spartire? «Statevene a casa, ci venite a inguaià», ha detto al Tg1 una signora con un bambino in carrozzina e un altro al collo, all’indirizzo di un manifestante che urlava slogan con accento bergamasco in uno di quei gracchianti altoparlanti a batterie che fanno da contrappunto a ogni corteo che si rispetti. La signora dimenticava che in Italia manifestare è una professione.
Oggi qui, domani là, il professionista della protesta in piazza è presente ovunque col compito di agitare, aizzare, provocare, riscaldare il ferro quando gli sembra che questo si stia raffreddando, incanalare la folla inesperta lungo percorsi che magari portino allo scontro fortuito con le forze dell’ordine a presidio di obiettivi «sensibili».
I professionisti della protesta sono presenti ovunque tranne che nei luoghi in cui si manifesta contro i grandi veri mali del Paese, la mafia, la camorra, la ’ndrangheta. Non c’erano il 18 aprile scorso a Crotone quando decine di migliaia di calabresi, in massima parte giovani, sono scesi in piazza contro la malavita organizzata, non si sono visti il 24 maggio a Palermo quando i siciliani onesti hanno commemorato Giovanni Falcone, non è stato segnalato alcun «no global» o «disobbediente» o «No Tav» nemmeno a Polistena, a Corleone, a Cinisi.
Niente di strano. Come ogni professionista ha diritto alle ferie, così i professionisti della protesta, fanno coincidere le loro vacanze con le manifestazioni, come quelle popolari contro la malavita organizzata, in cui rischiano di non avere visibilità, di confondersi nel mare di una folla che gli ruba la scena e magari li espelle come corpi estranei. Meglio disertare le piazze in cui si ha tutto da perdere e niente da guadagnare. Il manifestante a tempo pieno è generalmente istruito, ha alle spalle buoni studi, legge i giornali e si aggiorna in continuazione. Nel caso di Chiaiano, prima di partire da Bergamo o da Bologna o da Rosolina Mare, si è informato su cosa sono le discariche e i termovalorizzatori. Manca mai che uno, in pieno corteo, glielo chieda. Manca mai che uno gli chieda quale governo è in carica, se di destra o di sinistra.
Anche la morosa che si porta dietro deve avere almeno un’infarinatura di qualcosa. Non può dire «Sono qua perché sono la morosa di quello lì col megafono». Anche lei deve conoscere gli slogan che, comunque, sono facili da imparare e sono sempre gli stessi per tutte le piazze e tutte le occasioni. Anche se ad un certo punto a Chiaiano avrà chiesto al moroso: «Quando la bruciamo la bandiera di Israele?».

Permalink Lascia un Commento