Ricchi e somari

28 Maggio 2008 at 11:50 am (Politica) ()

Si chiama Specchio italiano. E’ la rubrica de L’Arena da cui ho tratto il commento che vi propongo integralmente qui sotto. Dategli un’occhiata. Ne vale la pena, quantomeno per non farsi travolgere dalla mediocrità che, dopo aver invaso il mondo politico, si sta diffondendo dilagante e incombente nella nostra quotidianità. Aggrappiamoci alla cultura, al rispetto e alla convivenza civile. E remiamo controcorrente raga!

Politici e manager sono sempre più somari ma sempre più ricchi. Raglio d’asino non arriverà mai in cielo ma in Parlamento e ai vertici delle aziende è ormai il verso più familiare di tutta la fattoria. E anche il più apprezzato perché i somari sono fedeli, specie quelli da pistrino che, bendati e legati a una stanga, continuano ad andare in tondo facendo girare la macina, mai dissentendo perché la razione di carote che riceveranno a compenso della loro stoica ciucheria sarà abbondantissima. La Fondazione «Rodolfo Debenedetti» ha presentato recentemente uno studio sulle carriere dei parlamentari dal 1948 a oggi e sulle modalità di selezione dei «top manager» che conferma quella che era già l’opinione generale sulle dorate e privilegiate categorie ma fornisce particolari utili a rinsaldarla.
L’isterica ramazza di Tangentopoli, oltre a spazzare via alcuni patenti lazzaroni (poi comunque tornati all’opra usata con nuove tessere senza suscitare scandalo), ha tolto di mezzo anche un mare di competenze e di professionalità, rimosso montagne di esperienze, cassato un’intera classe politica e manageriale allevata nei collegi e nei seminari della politica e del «management» e che talora, una volta al potere, rubava o rubacchiava, ma toglieva molto meno di quanto non desse in termini di lavoro, di preparazione e di efficienza («Ruba ma fai» è lo slogan che si legge sui muri delle case durante le elezioni in Brasile, a dimostrazione che tutto il mondo è Paese ma che le filosofie delle masse, almeno quelle espresse, sono diverse).
La novità del dopo Tangentopoli è che si continua a rubare o rubacchiare, magari con l’aggravante dello scasso, ma che, a differenza di prima, i requisiti richiesti sono spesso l’asinità maiuscola e senza confini, privilegiando quindi il raglio assordante ai risultati. Sia il politico che il manager dotati di una testa pensante potrebbero talora elaborare ragionamenti in contrasto con quelli del capo, potrebbero contestare, puntare i piedi e sobillare i colleghi. Ecco che allora, per evitare che ciò accada, non più del quindici per cento della retribuzione di un alto dirigente è subordinata ai risultati che riuscirà a ottenere. All’efficienza si preferisce l’obbedienza, il mutismo, il servilismo, l’incapacità di formulare pensieri, meglio ancora l’ignoranza crassa coltivata sin dalla nascita con metodi scientifici e amorevolmente annaffiata durante tutta la vita.
Condizione fondamentale per avere diritto a uno scranno in Parlamento o in un consiglio di amministrazione è l’avere occupato con costanza il banco degli asini a scuola. Solo il 50 per cento dei top manager e il 60 per cento dei politici (91,4 nella prima legislatura) possiedono una laurea, il che non vuol dire che non siano comunque emeriti asini da pistrino (come dimostrerebbe un racconto di Mark Twain sul ribaltamento dei valori culturali nell’oltretomba) ma che neanche in quanto a titoli accademici possono competere con chi li ha preceduti. Non hanno però rivali per quanto riguarda gli stipendi che percepiscono. Lasciando stare i manager i cui compensi sono un insulto a un Paese che arranca e che giustamente li odia, il reddito pro capite dei parlamentari in cinquant’anni è salito del 10 per cento l’anno, mentre quello dei lavoratori ha goduto dell’aggiustamento di un modesto 3, divorato dal carovita.
Un parlamentare italiano mette in tasca più di ogni altro al mondo e il suo stipendio, senza contare i famigerati «rimborsi spese», supera di 35742 euro annui quello di un membro del Congresso della massima potenza planetaria, gli Stati Uniti. Che non avendo avuto Tangentopoli, si possono ancora permettere di lasciare gli asini fuori dalla politica che conta e soprattutto dai consigli di amministrazione delle aziende.

( Silvino Gonzato, da L’Arena di mercoledì 28 maggio 2008 )

 

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Quando s’insinua il dubbio

21 Maggio 2008 at 11:34 am (Pensieri in libertà) ()

Spesso ci accorgiamo che le nostre aspettative non trovano corrispondenza nella realtà: il disappunto per un film scadente che immaginavamo ben fatto; la fatica per un corso dal bel titolo, ma pesante da seguire; la delusione per un’amicizia fallita dopo aver sperato… È come riaprire gli occhi da un bel sogno e constatare che tutto è svanito come una bolla di sapone. E si sta male.

Credo che Giovanni Battista dal carcere stesse attraversando una fase come questa. Lo avevamo conosciuto pieno di  livore e di entusiasmo, mentre annunciava l’arrivo imminente del Messia, uno ben più grande di lui: “Egli avrebbe alzato il pugno e liberato il popolo”. Si era fatto un’idea del Messia un po’ diversa da quella incarnata da Gesù. All’entusiasmo si sostituisce il dubbio; all’esuberanza l’incertezza: «Sei tu o non sei tu?».

L’incertezza ed il dubbio si insinuano a volte anche in noi, prendendo il posto del nostro entusiasmo e della voglia di dare il massimo per Dio: capita così quando ci costruiamo un’idea di Dio diversa daciò che egli è, quando lo vogliamo imbrigliare dentro i nostri piccoli schemi di pensiero. «Perché, Dio, non fai qualcosa di più per questo mondo così irrequieto? Perché, Dio, non ascolti la mia preghiera? Perché, Dio, devo amare chi non mi ama e perdonare chi mi mette in difficoltà? Sei tu o non sei tu? Mi posso fidare o no?».

La risposta di Gesù non si fa attendere, ma ancora una volta sfugge dal tentativo di imbrigliarla: non è un semplice “si” o “no”. Rispondendo, Gesù rilancia la necessità di aprire gli occhi e di saper cogliere i segni dentro il tempo che scorre. La risposta di Gesù non ci viene imposta, ma è frutto di un cammino personale di fede, di ricerca, di scoperta dei segni della presenza di Dio. I segni della bontà di Dio ci sono. Basta guardare bene. Con la curiosità di chi non si accontenta. E così incertezza e dubbio possono diventare situazioni positive: ben venga allora quella crisi che ci scuote, ci fa cercare risposte, ci apre gli occhi, ci fa fare fatica, ci matura.

 

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Protagonisti di vita

20 Maggio 2008 at 12:06 pm (Cronaca) (, , )

E’ quello che il Vescovo di Verona dice ai giovani. Parole rivolte a ciascuno di noi. Riporto di seguito quanto ha scritto pochi giorni dopo la morte di Nicola su L’Arena, il Giornale di Verona.

«Siate protagonisti di vita, non di morte»Carissimi giovani, la tragica morte per pestaggio di Nicola ha lasciato Verona civile e religiosa in uno stato d’animo di costernazione e di angoscia. Ci rifiutiamo però di siglare Verona come città prigioniera della violenza e dal facile delitto. Verona è ben altro. E soprattutto ci rifiutiamo di credere che il mondo dei giovani veronesi trovi nei cinque giovani responsabili del delitto, infame e allucinante, il modello di riferimento.
Sono certo che ne provate sdegno. Anzi, che il fatto esecrabile suscita in voi una gran voglia di essere protagonisti non di morte ma di vita. In questo momento di comune dolore, vorremmo raccogliere qualche input che Nicola stesso vi affida. Sotto forma di Sms. La stagione di vita che la Provvidenza vi sta donando sia colta come opportunità di crescita, nel segno dell’amore, della responsabilità, della solidarietà, dell’operosità nell’impegno, della gioia e della fede. Divertitevi, perché siete giovani. Ma sempre con moderazione, senza lasciarvi travolgere dallo scatenamento incontrollato di stati d’animo irrazionali, resi ancor più tempestosi dall’assunzione di alcolici e stupefacenti. Ricordate che lo sballo è sempre una sconfitta. Del resto, vedete come la follia di una notte rovina la vita di famiglie intere che non hanno più pace.
Su tutto abbia il sopravvento il buon senso Non concedete nulla alla legge del branco che fa di voi dei gregari. Cercate la compagnia bella, pulita, allegra e persino spensierata, fedele al punto da potervene fidare.
Abbiate il coraggio delle grandi vette, anche a costo di corrispondenti sacrifici, quelli del resto che non ricusate di affrontare per porvi in pole position nelle competizioni agonistiche. Valorizzate al meglio i giorni della vostra giovinezza. Applicandovi evidentemente nello studio per assicurarvi una preparazione professionale adeguata e gratificante, ma anche donando del tempo a coetanei diversamente abili e a persone in difficoltà. Non c’è gioia più grande di quella che germina dal dono di sé. Gratuito e generoso.
Per essere felici basta far felice qualcuno. Parlate, aprendovi alla confidenza, con chi vi è compagno autorevole di viaggio, come i genitori, i docenti di grande personalità, gli animatori di vostra fiducia, i presbiteri di profonda sensibilità. Fateci il regalo di mettere anche nelle nostre mani di adulti la password che ci consenta di entrare nel vostro mondo, di carpire la vostra sensibilità, di intercettare le vostre attese e le vostre problematiche. Dialoghiamo! A carte scoperte. Date senso al vostro vivere giovanile, anche nelle giornate tempestose.
Ricordatevi che il senso del vivere val più del vivere e vi aiuta a vivere anche quando siete tentati di lasciarvi andare alla deriva. Che se troverete il Senso del vivere in grande, magari identificato in Gesù Cristo, sperimenterete la bellezza impareggiabile del vivere umano. Rinnovate l’alleanza con lo Spirito Santo ricevuto nella Cresima! Fatevi onore. Fateci vedere quanto valete e che siete una promessa e che non è giusto classificarvi soltanto dei piantagrane.
Nicola conclude i suoi Sms con un appello: fate in modo, che il sacrifico della mia vita non sia stato inutile! Realizzate una vita di grande qualità. Degna dell’essere giovani. Più fortunata della mia. Senza paura di finire i giorni terreni in modo così tragico. Appunto perché il seme della zizzania di una cultura che snobba la vita è del tutto polverizzato. A nome di Nicola e dei suoi genitori, dei vostri genitori, come pure degli stessi aggressori, in preda allo spavento e ai rimorsi per ciò che hanno commesso, e in particolare dei loro genitori, affranti dall’angoscia, vi sono vicino con affetto e stima.

 

Giuseppe Zenti, Vescovo di Verona (mercoledì 7 Maggio 2008, pag. 12)


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L’odio non ha bandiera

19 Maggio 2008 at 12:05 pm (Cronaca) (, , , )

Dopo il week-end, riprendo il solito viaggio di routine verso la città per i miei impegni universitari: sveglia presto, autobus, controllo l’orologio, siamo in orario, tutto ok, Verona ha aperto gli occhi anche in questo lunedì di maggio. Ma qualcosa è cambiato. Il corso centrale, Corso Porta Nuova, quello che conduce dritti alla famosa piazza Bra, è cambiato. “Fasci merde”, “Banche assassine” e non proseguo oltre. I miei occhi guardano sconcertati ai muri degli edifici imbrattati con queste scritte. E ai vetri infranti di un negozio. O forse era un’agenzia commerciale. Solo residui della manifestazione organizzata l’altro ieri per protesta contro la morte di Nicola Tommasoli? Non posso limitarmi a definirli tali. Sono segni di un odio che si può toccare. Mi sembra ancora di vedere le immagini del G8 di Genova, gli scontri, i tafferugli tra i black block e la polizia. E i tragici epiloghi che tutti conosciamo.

Non ho nessun diritto nè potere per giudicare i fatti che stanno investendo Verona in questo momento, ma non riesco a capire la motivazione profonda, violenta, radicale e irrazionale che spinge a rispondere ad un odio efferato e incontrollato che ha causato la morte di un giovane innocente con lo stesso odio e la stessa tracotanza. Non sopporto gli estremismi, nè tantomeno gli schieramenti per partito preso. Mi permetto solo di dire che qui il “chi sta con chi” non c’entra proprio niente, perchè è l’odio a fare da denominatore comune. Qui c’è solo ignoranza di quello che è il rispetto delle persone e dell’ambiente in cui si vive; delle regole implicite e sottili che regolano la civile convivenza tra gli esseri umani; dei confini di una libertà che ognuno di noi dovrebbe poter esercitare, sapendo che la libertà propria finsice dove inizia quella dell’altro.

Qui c’è solo tanto odio. Che non è nè di destra nè di sinistra. E, dall’altra parte, ci sono tante persone che, nel silenzio di chi opera senza ostentare o ubriacarsi di vuote ideologie, hanno sete di quei valori comuni condivisi che tutta questa cronaca negativa tende a sopprimere dall’agenda delle cose importanti.

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Quando un giovane è fuori casa

18 Maggio 2008 at 1:40 pm (Riflessioni) (, , )

Fuori di casa si è a rischio di alienazione. Solo per citare alcuni fra gli ambienti più frequentati dai giovani: la scuola, in particolare quella superiore e quella universitaria, lo sport, la palestra, la musica, la mobilità in moto o sull’autobus, lo stadio, il pub, la discoteca, la piazza, i siti internet, il gruppo che si imparenta facilmente con la banda e il branco… e quell’habitat propizio alla devianza e alle follie come può diventare la notte.
Senza pretendere di dare una valutazione valoriale di ogni ambiente, si è costretti a riconoscere che ogni ambiente è un mondo a sé. Con regole specifiche. Praticamente incomunicanti tra loro. Alcuni in se stessi sostanzialmente sani. Altri invece decisamente a rischio di perversione. Sta di fatto che il giovane li sperimenta un po’ tutti. Nel giro di 24 ore o nell’arco di una settimana.
Quante metamorfosi si verificano nella stessa persona in una giornata o in una settimana? Dal momento che ogni ambiente citato è totalizzante ti prende fin nelle midolla delle ossa. Sicché è proprio l’io personale che rischia di venir trasformato continuamente. Per puro processo di adattamento. Così, di adattamento in adattamento alla varietà degli ambienti chi ne è protagonista ne esce un disadattato. Quello che potremmo chiamare, prendendo a prestito l’immagine da una patologia della personalità, una sorta di schizofrenia. Cioè un soggetto dalla doppia personalità, anzi, una schizofrenia plurima! Con tante anime quanti sono gli ambienti frequentati. E ciò che è più drammatico e preoccupante è il fatto che il soggetto interessato in genere non ne avverte la drammaticità. Trapassa dai vari ambienti con assoluta disinvoltura. Per automatismo. Eppure sta male. E i genitori stessi che cosa sanno degli ambienti di vita dei figli, delle esperienze che vi si compiono e del loro travaglio interiore? La maggior parte ne è ignara.
Sarebbe pertanto insipienza e grave mancanza di senso di responsabilità non rendersi conto della gravità della situazione, del disagio si dice oggi, che vive il mondo giovanile, già a cominciare dalla preadolescenza. Il peso delle esperienze che li attende al varco ogni giorno è troppo superiore alle forze delle loro spalle. Fragili.
In realtà, che cosa accade nell’animo di un giovane? Dovendo adattarsi alla meglio per essere accettato, si impegna ad essere il meglio di sé in ogni ambiente. In casa un figlio modello. A scuola uno studente di eccellenza. Nello sport un campione nato. Al bar di paese un bravo ragazzo. Se entra in chiesa, non dico che sia un serafino, ma insomma! E se riserva del tempo al volontariato, è un generoso. In scooter un Valentino Rossi. In discoteca un mattatore scatenato. Allo stadio un ultrà che si fa notare. Nel branco un teppista modello. Tutto al top. E se non riesce in uno di questi ambiti, magari franando nella scuola, ci prova in un altro. Sta di fatto però che il protagonista non riesce più a riconoscersi in queste trasferte rapidissime. E potrebbe domandarsi, nella migliore delle ipotesi: ma io chi sono? Sono ciò che desidero essere o sono ciò che mi vogliono gli altri? Di fatto si identifica con la varietà degli ambienti frequentati.
Come si può constatare, il dramma è antropologico. Si sta smarrendo il senso dell’identità personale umana. Irrepetibile. Il giovane, ma in parte lo si dovrebbe dire anche dell’adulto, si ritrova frantumato. Non un’unica identità, ma una identità frantumata! Non una unità di «io», ma la sua polverizzazione.
Tutto ciò diventa un grido di soccorso. I giovani, a cominciare dalla preadolescenza, hanno bisogno di soggetti interlocutori adulti, soprattutto da parte dei genitori, che li aiutino a decodificare, in un dialogo fiduciale, le molteplici ed eterogenee esperienze, per elaborarle nella direzione di un’effettiva maturazione della personalità. In pratica, aiutando i giovani a metabolizzarle. Altrimenti i giovani implodono. La carta vincente ancora una volta è in mano agli adulti.


+ Giuseppe Zenti (tratto da L’Arena del 18 Maggio, pag. 7 )

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Capocannoniere!

17 Maggio 2008 at 8:57 pm (Sport) ()

Ha dato spettacolo oggi contro la Samp…è arrivato a quota 21…checchè se ne dica del calcio, sport certamente malato, infangato da mille scandali talmente gravi da provocare una sensazione di nausea perfino alla sottoscritta che ha un passato di grande passione calcistica alle spalle…beh, nonostante tutto questo lui rimane sempre nel cuore di quell’adolescente ormai cresciuta…Grande Alex!!!!

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Il sasso nello stagno

16 Maggio 2008 at 8:04 pm (Pensieri in libertà) ()

 

Provate a lanciare un sasso in uno stagno…subito si formano cerchi concentrici a pelo d’acqua che si allargano progressivamente verso l’esterno. Fanno così anche le idee. Una volta lanciate, destano il piattume quotidiano, scuotono gli animi. Mostrando la fitta rete di pensieri che ci legano intimamente l’uno all’altro.

 

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